Quando la menopausa non basta a curare l'emicrania

Invecchiando l'emicrania è una malattia che tende a regredire in entrambi i sessi.

Nel sesso femminile, soprattutto se nel corso della vita le crisi dolorose hanno avuto una correlazione molto stretta con il ciclo mestruale, la menopausa (assenza di flusso mestruale spontaneo) dovrebbe rappresentare un momento di grande liberazione dall'emicrania, più o meno intorno ai 50 anni di età.

Purtroppo non è sempre così: in una percentuale di casi, che varia molto a seconda del rigore scientifico dei vari studi, l'emicrania tende a migliorare, ma non a sparire del tutto. Una quota residua di ormoni femminili (estrogeni) continua ad essere prodotta in modo variabile e può interferire con altri fattori che contribuiscono nell'insieme a scatenare le crisi emicraniche. Talvolta, può addirittura peggiorare in particolare a seguito della menopausa di tipo chirurgico (rimozione dell'utero e delle ovaie ancora in presenza di cicli mestruali), forse a causa della brusca caduta dei livelli ormonali e dello stress correlato all'intervento.

Seppure la menopausa non possa essere considerata una malattia dal momento che rappresenta una tappa fisiologica della biologia riproduttiva di ogni donna, essa rappresenta però un momento di grande vulnerabilità psicofisica dell'organismo femminile. Può portare, infatti, alla comparsa di vari sintomi (vampate, sudorazioni, depressione, ansia, panico, irritabilità, calo del desiderio sessuale, secchezza vaginale, incontinenza urinaria, cefalea, dolori ossei e muscolari, ecc.), oltre che facilitare il manifestarsi di patologie (osteoporosi, ipertensione arteriosa, ecc.) che la donna è destinata a sviluppare più avanti negli anni anche a causa della predisposizione genetica, dello stile di vita, ecc.

La terapia ormonale sostitutiva (HRT) della menopausa ha costituito un enorme passo avanti nel miglioramento della qualità della vita della donna che invecchia (si vive infatti più a lungo con un rischio maggiore di sviluppare malattie croniche). L'HRT è estremamente efficace sui sintomi della menopausa e contribuisce, in modo significativo, a ridurre il rischio di sviluppare talune patologie, quali per esempio l'osteoporosi. Fare HRT significa, pertanto, compiere una scelta consapevole di prevenzione, oltre che mantenere il proprio equilibrio psicofisico il più a lungo possibile.

Le donne emicraniche hanno, in genere, più problemi a fare terapia con estrogeni e progestinici. Questo perché l'HRT tende a peggiorare la frequenza delle crisi di emicrania. Recentemente abbiamo confrontato due regimi terapeutici molto utilizzati nella terapia sostitutiva della menopausa: gli estrogeni coniugati e l'estradiolo per via transdermica, associati entrambi allo stesso progestinico, il medrossiprogesterone acetato in regine sequenziale, cioè in modo da causare il flusso mestruale alla paziente. Abbiamo osservato che nell'arco di 6 mesi le pazienti che assumevano HRT con estrogeni coniugati per bocca avevano una tendenza al peggioramento delle crisi emicraniche che diventavano più frequenti e di maggior durata rispetto alle pazienti che assumevano estradiolo per via trandermica (cerotti). Inoltre, si è osservato un maggior consumo di analgesici nelle pazienti che assumevano la terapia per via orale.

Sulla base di questi risultati si può concludere che il modo migliore di fare terapia sostitutiva della menopausa in pazienti che soffrono di emicrania è quello di somministrare estradiolo per via transdermica. E' certo però che ulteriori studi sono necessari per mettere a punto strategie terapeutiche mirate che portino ad un miglioramento delle crisi emicraniche in menopausa per permettere davvero a tutte le donne di usufruire degli innumerevoli vantaggi della HRT a lungo termine. Molte donne, infatti, anche quelle che assumono estradiolo per via transdermica tendono a smettere la terapia dopo un tempo molto breve nella speranza di liberarsi dell'emicrania una volta per sempre!

Rossella E. Nappi