Atrofia vulvo-vaginale (AVV): marcatore di invecchiamento femminile?

La atrofia vulvo-vaginale (AVV), condizione cronica progressiva emergente nella pratica clinica della postmenopausa per il suo notevole impatto sulla sessualità e sulla qualità della vita, necessita di una diagnosi tempestiva e di una terapia efficace e personalizzata. La nuova definizione di sindrome genito-urinaria della menopausa (GSM) ha dato notevole impulso alla comprensione dei meccanismi fisiopatologici alla base dei sintomi genitali (secchezza, bruciore, prurito, irritazione, perdite ematiche), sessuali (dispareunia ed altre disfunzioni del desiderio, dell’eccitazione, dell’orgasmo) ed urinari (disuria, frequenze, urgenza, infezioni urinarie ricorrenti) che coinvolgono sia fattori ormonali sia fattori connessi al fenomeno dell’avanzare dell’età.

Il controllo del peso corporeo e la promozione di stili di vita a basso rischio vascolare e metabolico fin dalla più tenera età (nel ventre materno) rappresentano una opportunità a basso costo per una prevenzione efficace di genere che investe anche altre aree della salute, in particolare sul piano oncologico, alla quale il medico della riproduzione può contribuire in modo proattivo operando di concerto con il medico di medicina generale.

Tutti gli operatori sanitari che vengano a contatto con le donne, in particolare in età postmenopausale, dovrebbero, quindi, essere preparati e attenti a un’accurata anamnesi ginecologica e a una ricerca dei FDR cardiovascolare per comporre quel puzzle che permetta una corretta identificazione del rischio.

Rossella E. Nappi