Cefalea da febbre

Per cefalea si intende un dolore in qualsiasi parte della testa, incluso il cuoio capelluto, il viso (compresa la regione orbitotemporale) e l’interno della testa, dovuto all’ attivazione di strutture sensibili al dolore; occupa il primo posto tra tutte le sindromi dolorose. L’ 80% della popolazione generale ha lamentato questo disturbo almeno una volta in un anno ed è uno dei motivi più frequenti per cui i pazienti si rivolgono al medico. La febbre si definisce come uno stato patologico temporaneo che comporta un’alterazione del sistema di termoregolazione ipotalamico e una conseguente elevazione della temperatura corporea al di sopra del valore considerato normale (circa 37,5 gradi Celsius per gli esseri umani in condizioni basali). Durante i processi infiammatori le prime cellule ad essere attivate sono i monociti (cellule dell’immunità innata presenti costitutivamente nei tessuti vascolarizzati) che maturano in macrofagi ed iniziano a secernere citochine, proteine che agiscono sia a livello locale che a livello sistemico. Le principali sono le interleuchine 1 e 6 (IL-1 e IL-6) e il TNF-α, ma esistono anche altre sostanze pirogene (TNFβ, IFNα, IFNβ, IFNγ, MIP-1, IL-2, IL-8) e diversi peptidi prodotti dai macrofagi, che vanno ad agire indirettamente sui neuroni ipotalamici.

La febbre può essere indotta da numerosi processi patologici innescati da stimoli endogeni o esogeni e spesso causa cefalea; molte infezioni che non coinvolgono necessariamente il cervello, come la semplice influenza, possono indurre cefalea. La ragione per cui la febbre generi cefalea non è del tutto chiaro, ma sembra risiedere nel fatto che l’aumento della temperatura corporea secondaria ad una risposta del sistema immunitario determini vasodilatazione e quindi il sintomo cefalea. All’origine dello stesso concorrono i meccanismi algogeno arterioso e venoso secondari alla distensione del vaso con eccitazione continua delle strutture sensitive dell’avventizia dei vasi dilatati.

La “cefalea da febbre” non è inclusa nella classificazione internazionale delle cefalee; trattandosi di due sintomi estremamente eterogenei, non è definita nei caratteri (spesso viene riportato un dolore olocranico gravativo o pulsante alle tempie, associato a malessere generale) e coinvolge indistintamente qualsiasi persona che abbia sperimentato la febbre. Nello storico volume di riferimento “Le cefalee, sistema diagnostico e criteri classificativi” (G. Nappi - F. Savoldi, 1984), si parlava di cefalee occasionali, nel gruppo venivano incluse appunto “le cefalee che si manifestano nel corso della vita a seguito di accidenti acuti in generale banali, quali la febbre alta o la sbornia (che rappresentano una evenienza frequente, ma di scarsa rilevanza sociale), per differenziarle da forme di cefalea primarie-idiopatiche o dalle cefalee secondarie. L’esistenza di una cefalea-malattia si deve sospettare quando il dolore al capo si manifesti più o meno frequentemente in assenza di condizioni precipitanti evidenti e senza che siano documentabili processi morbosi primitivi di cui la cefalea rappresenti la spia. Le cefalee primarie sono sintomo e malattia, mentre quelle secondarie il sintomo di altre malattie, locoregionali, a distanza, sistemiche”.

La febbre, associata alla cefalea, specie se elevata e concomitante ad altri sintomi / segni neurologici è dunque uno dei segnali d’allarme utilizzati in ambiente medico per riconoscere una forma di cefalea sintomatica. Il capitolo 9 della nuova classificazione Internazionale delle Cefalee, III ed. del 2018, “Cefalea attribuita ad infezione” include la triade cefalea, febbre e nausea/vomito, talora letargia e crisi epilettiche come sintomi tipici: in questo caso, cefalea e febbre sono appunto sintomi di accompagnamento di situazioni più complesse che in genere richiedono approfondimenti diagnostici e devono indirizzare il paziente al neurologo, al fine di escludere processi infiammatori/infettivi coinvolgenti direttamente il sistema nervoso centrale, come nel caso della meningite o delle encefaliti.

Esistono poi infezioni sistemiche più rare tipo la febbre purpurica delle Montagne Rocciose o la malattia di Lyme in cui febbre, brividi e cefalea rappresentano il corredo sintomatologico ed infezioni come quella da SarsCov2 dove, anche in assenza del sintomo febbre ed in assenza di storia pregressa di cefalea primaria, è stata registrata una maggior incidenza di una cefalea del tutto aspecifica verosimilmente sostenuta dalla tempesta citochinica secondaria all’infezione.

La cefalea è dunque un sintomo di accompagnamento comune nelle infezioni virali sistemiche, come l’influenza, si riscontra comunemente anche nella sepsi e più raramente può associarsi ad altre infezioni sistemiche. In genere, l’utilizzo di farmaci antipiretici e antiinfiammatori non steroidei risolvono sia la cefalea che la febbre, laddove non sia necessario anche un trattamento mirato a debellare un processo infettivo sottostante. Qualora però alla cefalea ed alla febbre dovessero associarsi sintomi neurologici, come rigidità nucale, disturbi della visione, confusione mentale e febbre insistente, è bene immediatamente rivolgersi al medico per escludere l’infezione intracranica (anche in assenza di rigidità nucale).