Cefalea da vaccino anti-Covid 19: cosa sappiamo

L’attuale pandemia ha spinto la scienza a dare una risposta rapida all’esigenza di sicurezza dei cittadini e, come sempre è successo in passato, la via più efficace ed economica è stata rappresentata dalla creazione di vaccini specifici. Nel giro di pochi mesi, essi sono entrati nella disponibilità delle strutture sanitarie, garantendo una riduzione del rischio d’infezione, dello sviluppo di complicanze e di decesso. Tra i principali effetti collaterali di questi vaccini, tuttavia, c’è proprio la cefalea. Attualmente, vengono utilizzati tre tipi di vaccino contro il COVID:

  1. VACCINI a mRNA (Comirnaty Pfizer/BioNTech e Moderna) che contengono quote di mRNA di SARS-CoV-2 su cui sono conservate le istruzioni per la codifica di una specifica proteina del virus, nota come spike o proteina S.
  2. VACCINI a vettore virale non replicante (Vaccino AstraZeneca + University of Oxford, Vaccino Gamaleya Research Institute + Health Ministry of the Russian Federation [Gam-COVIDVac - Sputnik V], Vaccino Janssen Pharmaceutical [Ad26.CoV2.S],Vaccino CanSino Biological Inc./Beijing Institute of Biotechnology [Ad5-nCoV] che utilizzano un virus (di solito un adenovirus), opportunamente reso inoffensivo, per introdurre nelle cellule di chi riceve la vaccinazione la sequenza di SARS-CoV-2 codificante per la già citata proteina spike.
  3. VACCINI a virus inattivati (Vaccino Sinovac [CoronaVac], Vaccino Sinopharm + China National Biotec Group Co + Wuhan Institute of Biological Products [Vero Cell]) che contengono particelle di SARS-CoV-2 uccisi, ma comunque in grado di stimolare il sistema immunitario e la produzione di anticorpi necessari a immunizzare dal virus.

Come dicevamo, il mal di testa è tra gli effetti avversi più frequenti del vaccino antiCOVID19. Negli studi clinici la cefalea è segnalata da circa la metà dei destinatari del vaccino: in particolare, nel 39-80% dei casi con vaccini ad RNA, nel 39-66% con vaccini con vettore virale non replicante nel 13% con vaccini a virus inattivato (non disponibili in Europa, e apparentemente, i meno efficaci anche per contrastare la malattia). Un recente studio condotto nella Repubblica ceca, che ha esplorato i dati di vita reale su tutti gli eventi avversi correlati al vaccino mRNA COVID-19, ha riscontrato la cefalea nel 45,6% di 877 soggetti monitorizzati nel tempo. I dati riscontrati non sorprendono dal momento che il mal di testa è un evento avverso frequente anche dopo altri vaccini, come quelli per influenza, morbillo-parotite-rosolia, varicella-zoster virus (VZV) e virus del papilloma umano (HPV). Le caratteristiche della cefalea da vaccino anti-COVID 19 sono state esaminate in 1819 operatori sanitari, di cui 209 erano stati in precedenza contagiati dal virus. Il 30,6% riportava cefalea che in un quarto dei casi durava più di 3 giorni. Nello studio si rilevava che la cefalea era per lo più bilaterale, meno intensa, senza sintomi di accompagnamento e meno duratura di quella riscontrata in corso di vaccinazione da COVID. La probabilità di avere cefalea post-vaccino aumentava nei soggetti con cefalea primaria preesistente, in quelli di sesso femminile, con patologia tiroidea, in presenza di febbre e in quelli che avevano presentato cefalea dopo vaccinazione per l’influenza. Nel 30,8% dei casi la cefalea era d’intensità lieve e non richiedeva alcuna terapia, nel 69,2% dei casi la cefalea rispondeva alla terapia sintomatica con paracetamolo, FANS, triptani, ergotaminici o miorilassanti e l’1,8% di questi ultimi pazienti ricorreva al PS. La cefalea post-vaccinica è un sintomo abbastanza precoce e generalmente si risolve in pochi giorni spontaneamente o dopo terapia sintomatica. Il meccanismo con cui il vaccino provoca cefalea non è ben conosciuto. Si può ipotizzare che le proteine virali e la loro interazione con l’organismo umano determino la liberazione di citochine proinfiammatorie che inducono la cefalea, come in precedenza dimostrato con altri vaccini (es. antivaioloso). Inoltre, molti vaccini contengono degli adiuvanti come l’allume, un sale dell’alluminio che a sua volta stimola la risposta immunitaria. Lo stato infiammatorio è indicato anche dalla frequente associazione con febbre, mentre l’assenza di allodinia indica che alla base della cefalea post-vaccino non sarebbero implicati processi di sensitizzazione del sistema nervoso centrale e periferico tipici dell’emicrania. La frequente associazione con ipotiroidismo, oltre che nella cefalea postvaccinica, è stata descritta anche nelle cefalee primarie, suggerendo la possibilità di una predisposizione genetica o di un meccanismo causale bidirezionale basato su uno stato di alterato funzionamento del sistema immunitario che potrebbe generare sia la cefalea che il distiroidismo. Il riscontro di febbre in associazione a cefalea sembrerebbe indicare che vi possa essere un coinvolgimento dell’ipotalamo, struttura che regola il calore corporeo e si interpone fra sistema endocrino e sistema nervoso, oltre ad essere connesso con le vie di modulazione del dolore. Sono tutte ipotesi che andranno verificate in studi successivi. In alcuni pazienti sottoposti a vaccino con vettore virale non replicante è stata raramente osservata pure una cefalea ad insorgenza più tardiva, dopo circa 7 giorni dalla somministrazione del vaccino, ma soprattutto più duratura e ad andamento progressivo. Questa cefalea si è rivelata secondaria ad una trombosi dei seni venosi cerebrali, patologia che, se individuata precocemente, presenta maggiore probabilità di risposta terapeutica. Il meccanismo patogenetico di questo tipo di cefalea è completamente differente. In questo caso, il vaccino stimola la produzione di anticorpi antifattore 4 piastrinico, inducendo attivazione piastrinica, aggregazione, trombosi e consumo di piastrine con conseguente piastrinopenia. Tali tipi di vaccino, al momento, non sono più disponibili nel territorio dell’Unione Europea, che attualmente distribuisce solo quelli ad RNA messaggero. In sintesi, ci si può vaccinare senza paura, sapendo che se il mal di testa arriverà, andrà presto via, talvolta senza neppure dover ricorrere ad analgesici specifici.

Dott.ssa Maria Pia Prudenzano,
Responsabile Centro Cefalee - Clinica Neurologica “L. Amaducci” – A.O. Universitaria Consorziale Policlinico di Bari