La Cefalea in cucina - Cefalee Today n.128

Il caffè e il mal di testa: quale relazione?

Chi avrebbe mai scommesso, solo tre secoli fa, sul successo planetario di una amarissima bevanda di origine vegetale, complessa da preparare (è più facile rovinarla che farla bene), derivata da una pianta difficile da coltivare, che cresce solo in limitate zone del mondo, che fa massimo 2 raccolti all’anno e il cui processo di raccolta e trasformazione è tanto articolato quanto delicato? Parliamo del caffè. Fateci caso, tanti surrogati hanno provato a scalzarlo (dall’orzo al cicorione, per rimanere a quelli diffusi nel nostro Paese), senza mai riuscirci, e proprio grazie ad esso, tanti bar prosperano nelle nostre città. Cos’ha decretato dunque il così improbabile e insperato successo della bevanda? Verosimilmente la presenza di caffeina. Alcaloide appartenente alla famiglia delle xantine (come la teina contenuta nel tè e la teobromina nel cacao, altre bevande di grande successo), la caffeina è a tutti gli effetti una “smart drug”, cioè una sostanza psicotropa in grado di inibire il senso di stanchezza ed aumentare la concentrazione. Insomma, la si potrebbe definire a tutti gli effetti una droga eccitante legale e di libera vendita. Ma perché parlarne in un contesto riguardante la cefalea? Perché per anni il caffè è stato proposto quale rimedio contro il mal di testa, in particolar modo nell’emicrania. Nello specifico, esiste la tradizione di consumare caffè con limone (una fettina, solo qualche goccia di succo, o con la scorzetta in infusione) per potenziarne l’effetto. C’è un riscontro oggettivo in questa credenza folkloristica? L’argomento è assai dibattuto per quanto riguarda il limone: qualcuno ritiene si tratti di puro folklore (il disgusto per il sapore acido e amaro assieme favorirebbe un maggior effetto placebo), altri dicono che la soluzione genererebbe sali citrati di caffeina, che dovrebbero avere una maggiore biodisponibilità rispetto alla caffeina semplice estratta dal chicco di caffè, ma la risposta esatta non la conosciamo. Ciò che invece si sa è che la caffeina protegge dall’emicrania, molti studi lo dimostrano, tanto è vero che è stata, ed è tuttora, presente in numerose specialità medicinali formulate appositamente per trattare la fase acuta delle crisi emicraniche. L’azione si eserciterebbe grazie all’effetto antinfiammatorio e antiossidante dell’alcaloide del caffè, ma non si può escludere pure un coinvolgimento diretto del principale meccanismo d’azione della caffeina, cioè l’antagonismo con i recettori adenosinici, che concorre a tenerci svegli e a darci la nota sensazione di benessere. Ma allora è tutto rose e fiori, anzi, caffè e pasticcini, il rapporto tra i soggetti emicranici e la caffeina? Purtroppo no, come in tutte le cose, c’è sempre un risvolto della medaglia. Infatti, il consumo eccessivo di caffeina sembrerebbe essere un fattore di aggravamento del mal di testa, verosimilmente per un meccanismo di dipendenza/astinenza, anche se non si possono escludere altri meccanismi centrali, come quelli che chiamano in causa le anomalie del sonno indotte dall’esagerare con le tazzine bevute. Inoltre, per alcune persone, anche una minima assunzione di caffeina può portare allo scatenamento della crisi emicranica. Ciò colloca la caffeina tra i principali trigger alimentari noti per lo scatenamento della crisi di emicrania. Croce e delizia, insomma. Quindi allora, cosa fare, come comportarsi: da evitare o bere? I consigli sono sempre gli stessi: evitare di esagerare (magari non superare le 4 tazzine di caffè al giorno), non berlo troppo tardi la sera (per non rovinare il ritmo sonno veglia), imparare a consumarlo senza zucchero (per evitare l’effetto collaterale delle tante zollette che si cumulano nelle 24 ore), e poi imparare a osservarsi per capire la propria soglia ed i propri orari ideali di assunzione. Per il resto, il caffè fa male solo a chi fa male, ma a tutti gli altri fa bene, quindi in caso di assenza di pregresse reazioni avverse, vi auguro una buona tazzina di caffè.

A cura della Dott.ssa Eleonora Di Pietro,
Biologa nutrizionista - Associazione Eupraxia