Editoriale - Cefalee Today n.126

Ben ritrovati, amiche e amici. Ricominciamo i lavori della nostra rivista in questo 2021 con alcune novità, perché tutti noi vorremmo che questo fosse un anno di svolta, di cambiamento, sotto tutti i punti di vista. Per iniziare, da quest’anno Cefalee Today diventa trimestrale, ma a fronte di un numero in meno promettiamo di offrirvi numeri sempre più ricchi e interessanti.

Quest’anno, poi, si festeggiano i 20 anni dall’uscita del nostro bollettino impaginato, spinoff dell’omonimo spazio apparso 22 anni fa sul neonato sito www.cefalea.it. Era il mese di aprile del 1999, eravamo ancora nel secolo e nel millennio scorso, e all’inizio si trattava, appunto, di una sezione del sito. Un piccolo grande traguardo, merito soprattutto del vostro grande affetto: la vostra vicinanza è per noi uno stimolo costante ad andare avanti. Per festeggiare degnamente questo anniversario, abbiamo deciso di creare una nuova rubrica Amarcord, nella quale riproporremo pezzi d’antan per vedere come siamo cambiati in questi abbondanti due decenni, cosa si sia ottenuto, cosa si sia perso e cosa sia rimasto immutato nel tempo, oltre al vostro affetto e al nostro mal di testa.

Si comincia questa sezione riprendendo il breve contributo del noto giornalista scientifico Sergio Angeletti “Le cefalee di Darwin”, uscito nel numero 1 di Cefalee Today datato aprile 1999. Pensando alle cose che non vorremmo cambiassero, c’è la formula della nostra rivista: continuiamo con la consueta composizione editoriale, che prevede l’intervista iniziale, seguita da uno o più articoli e rubriche. Sono certo che vi interesseranno, sono apparentemente distanti tra loro, ma le unisce un sottile filo rosso. C’è infatti una sempre maggior richiesta da parte dei pazienti di conoscenze e approfondimenti mirati su argomenti un po’ ai margini della medicina, si ricevono molte informazioni, ci sono tante bufale e zone d’ombra nella comunicazione, crediamo sia giusto fare chiarezza su ogni argomento per fornire strumenti obiettivi e alimentare il dibattito in maniera circostanziata. Uno degli argomenti più caldi degli ultimi anni nel grande capitolo della terapia non farmacologica delle cefalee è rappresentato dall’agopuntura. L’argomento è spinoso (si parla di aghi), il dibattito aperto: da un lato le conoscenze neurofisiologiche, dall’altro le evidenze cliniche e sperimentali che si stanno raccogliendo. Contro tutte le aspettative del mondo scientifico, negli ultimi anni si sono moltiplicati gli studi sull’applicazione dell’agopuntura nelle patologie dolorose e tra esse la cefalea. Bravi sono stati gli agopuntori a condurre studi in doppio cieco sull’argomento e a raccogliere le evidenze in robuste metanalisi che progressivamente rafforzano la validità della metodica, a mano a mano che si ampliano i casi analizzati. Certo, non tutti rispondono, come per altre terapie, ma sicuramente i dati ci sono ed è giusto presentarli, in attesa che gli scienziati ci aiutino a capirci di più.

Ce ne parla la dottoressa Anna Giulia Bottaccioli, medico internista ed agopuntrice certificata. L’intervista di apertura del nostro Roberto Nappi è invece rivolta al professor Luca Rastrelli della Facoltà di Farmacia dell’Università di Salerno, responsabile editoriale della sezione di Etnofarmacologia della rivista scientifica Frontiers in Pharmacology. Ci parlerà appunto di Etnomedicina (branca affascinantissima a cavallo tra antropologia e farmacologia), con l’entusiasmo e l’empatia del cultore, ma con il rigore del farmacologo, aiutandoci a capire dove finisca il folclore e inizi la scienza, dandoci pure dei consigli su come fare a non cadere vittime di raggiri. Vi è poi un articolo di una nostra paziente (in tutti i sensi) collaboratrice, Cristina Randoli, molto attiva soprattutto sui nostri canali Social. Ha seguito per noi il webinar del Sole 24h dal titolo “Emicrania – Combattere il disagio e prospettive future”, svoltosi il 20 gennaio 2021 e ce ne fornisce un dettagliato resoconto. Infine, un gradito ritorno: la rubrica “la Cefalea in cucina”. Era piaciuta a tanti, ci è parso giusto provare a riproporla reinventandola, grazie al contributo della dottoressa Valentina Nesci, farmacologa presso l’Università degli studi Magna Graecia di Catanzaro.

L’obiettivo di questa rinnovata rubrica è parlare del rapporto tra mal di testa e alimenti da un punto di vista più tecnico. Partiamo con un articolo ispirato da lunghe discussioni sui social network: l’uso di una certa bevanda gassata, quella più famosa al mondo per la cefalea. È incredibile la storia che leggerete: parte dai lavori dei padri della medicina moderna e arriva nei banchi dei supermercati.

Come sempre, spero che gli argomenti siano di vostro gradimento. Buona lettura e fateci conoscere i vostri commenti.

Dott. Cherubino Di Lorenzo
Direttore Scientifico Cefalee Today