Ruolo e utilità della psicologia in un paziente cefalalgico

Il ruolo che può svolgere la Psicologia nei confronti del paziente cefalalgico va affrontato considerando piani diversi, che si intersecano e condividono spazi comuni.

La cefalea è una tipica patologia difficilmente comunicabile a parole e di difficile diagnosi. Alcuni strumenti della Psicologia possono contribuire all’approfondimento della diagnosi ed alla identificazione di situazioni di malessere che altrimenti resterebbero nell’ombra. Tipici casi sono le complicazioni legate alla comorbilità della sfera emozionale affettiva.

Alcuni pazienti, in età evolutiva in maniera importante, sviluppano patologie correlate sia dal punto di vista comportamentale che da quello psicosomatico. Gli strumenti messi a disposizione dello psicologo, quali il Colloquio Clinico, l’utilizzo dei Questionari, le Classificazioni Validate IHC e la loro codifica DSM-V possono essere utili per l’osservazione clinica e la comunicazione di eventi seriamente correlati con il peggioramento della Qualità della Vita. Le problematiche psicosomatiche, infatti, se affrontate anche dal punto di vista del vissuto del paziente, posso essere meglio classificate ed eventualmente affrontate con gli adeguati strumenti farmacologici e non farmacologici oggi a disposizione (Terapie Complementari Integrative).

Altro importante piano di azione in cui la Psicologia è in grado svolgere un ruolo importante è quello della facilitazione del Dialogo tra Pari (Potenziamento del Ruolo dei pazienti), con la creazione di Gruppi di Condivisione (Forum Al.Ce. mammalara) e di Gruppi di di Auto-Aiuto (modello Al.Ce. di Medicina Legale di Ferrara/modello Al.Ce. Saviano del Dott. Ciccone). Gli strumenti della facilitazione comunicativa messi a disposizione dall’intervento dello psicologo possono “sbloccare” alcuni comportamenti disfunzionali, permettendo l’accesso da parte del personale esperto alla lettura di Medicina Narrativa delle esperienze dei pazienti (naturalmente con il loro consenso).

Nel caso di persone immigrate o di culture diverse dalla nostra è questo un intervento fondamentale, vista la diversa collocazione in termini etnici del mal di testa nelle culture che si stanno integrando nella nostra società (modello Al.Ce. di Vigevano e del Distretto Scolastico della Provincia di Pavia).

Inoltre, alcuni strumenti specifici di Valutazione della Qualità della Vita dei pazienti (come l’SF36 o il WHO-DAS 2.0) sono ormai riconosciuti e validati a livello internazionale e per la loro corretta compilazione e valutazione clinica è necessario il possesso di competenze psicologiche precise.

Prendiamo ad esempio il WHODAS 2.0 (dal Portale Italiano delle Classificazione Sanitarie

“WHODAS 2.0 è uno strumento di valutazione sviluppato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che può misurare la salute e la disabilità sia a livello di popolazione, sia nella pratica clinica.

"WHODAS 2.0 rileva il funzionamento in sei domini:
Dominio 1: Attività cognitive – comprendere e comunicare
Dominio 2: Mobilità – muoversi e spostarsi
Dominio 3: Cura di sé – svolgere attività come provvedere all’igiene personale, vestirsi, mangiare e provvedere alla cura di sé nel caso in cui si rimanga da soli
Dominio 4: Relazionarsi con le persone - interagire con altre persone
Dominio 5: Attività della vita quotidiana - occuparsi delle responsabilità domestiche, svagarsi, lavorare e andare a scuola
Dominio 6: Partecipazione - prendere parte ad iniziative della comunità e partecipare alla vita sociale."

Trasversalmente all’uso di questi strumenti, ovviamente la qualità empatica e di dialogo del clinico psicologo segnerà il superamento del cut-off o meno di efficacia dell’intervento complessivo.

 

Prof. Franco Lucchese
Facoltà di Medicina e Psicologia – Sapienza Università di Roma

Intervista a cura di Roberto Nappi