È per me un piacere presentare il libro «Una vita col mal di testa: emicrania, cefalea e “cervicale” fra mito e realtà», scritto dalla professoressa Marina de Tommaso, responsabile del Centro Cefalee dell’Università di Bari e presidente della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (SISC). È un piacere perché l’ho trovato davvero gustoso, dal sapore agrodolce, che informa, fa riflettere, sorridere e che trasuda empatia verso chi soffre di cefalea. È più di un pamphlet medico-scientifico: è un racconto intimo e profondo, da cui, tra le righe, traspare più di quanto sia scritto. Lascia intendere la difficoltà con cui si scontra il paziente, tra medici di famiglia poco accorti verso questo problema, spinte di amici e marketing a seguire strade alternative, snervanti lunghi tempi d’attesa per raggiungere l’agognato Centro Cefalee e, pure lì, altre lunghe attese in anticamera prima di poter accedere all’ambulatorio. Poi, una volta giunti alla visita, la frustrazione di voler dire ciò che si ritiene giusto comunicare, mentre il medico chiede tutt’altro e non è interessato a vedere i vari esami che spesso ci si è autoprescritti (come l’immancabile risonanza magnetica, magari alla colonna cervicale). Ecco, qui viene finalmente spiegato in dettaglio perché il medico chieda ciò che il paziente non pensava di dovergli dire e perché sembri disinteressato a sentire il costrutto che ciascuno aveva concepito e moriva dalla voglia di riferire. Beh, pare poco, ma forse è proprio questo il tutto: perché i tempi contingentati di una visita (con un medico magari in quel momento stressato da altre incombenze lavorative, come ammette l’autrice) non consentono di far “scuola” al paziente e spiegargli tutto, cosa che invece questo libro, con pungente ironia, riesce a fare.
Ma nel libro c’è molto altro ancora: una maledizione familiare, un percorso umano e professionale, fatto di entusiasmo, frustrazioni, inciampi, fortuiti accadimenti e di tanto “fattore umano” che, come nel fenomeno delle “sliding doors”, fa sì che le cose accadano. Ma oltre a mettere a nudo l’autrice, questo libro svela anche i misteri della ricerca nel campo della cefalea, fatti di altrettanta casualità, di verità ben nascoste sotto il naso di tutti, ma che nessuno riusciva a vedere. Infine, c’è la frustrazione per le opzioni terapeutiche tradizionali, spiegate nel dettaglio, enumerandone tutti i difetti (ma hanno pure dei pregi, credetemi!). Oggi sarebbero da considerarsi superate (o almeno, appaiate) dalle terapie innovative con cui ci confrontiamo: dall’introduzione della tossina botulinica, passando per gli anticorpi monoclonali e arrivando ai gepanti; ma, invece, gli alti costi relegano le terapie più nuove ed efficaci ad un’opzione riservata solo a chi abbia fallito le vecchie, spesso meno efficaci o funestate da molti più effetti collaterali.
C’è poi una considerazione non banale sullo stile di vita e sull’attività fisica (non tutti lo sanno, ma l’autrice, malgrado i tanti impegni e una vita da pendolare, è un’assidua nuotatrice), vera panacea di tutti i mali, che spesso i pazienti rifuggono come i vampiri dall’aglio. E nello stile di vita rientrano pure la gratificazione personale, la meditazione, la ricerca del bello, perché (rivendicando con orgoglio il suo prestigioso Ignobel), l’autrice ci ricorda che chi vive il bello vive meglio di chi non ha questa possibilità. Nei giorni in cui viviamo, con guerre mai davvero finite, altre sempre in corso e altre ancora già prossime a partire, pensare alla possibilità di trovare il bello nella nostra quotidianità pare davvero una grande fortuna, per la quale dovremmo esser grati e che invece non apprezziamo quanto dovremmo.
Conoscendo da tanti anni la professoressa de Tommaso, sono certo che uno dei motivi che l’ha spinta a scrivere questo testo sia stato un suo bisogno personale: ci vedo un bilancio di una prestigiosa carriera medico-scientifica e accademica, il bisogno di spiegarsi e giustificarsi con i pazienti (non potendo andare a citofonargli a casa, come nel testo dice che avrebbe voluto fare), il pacificarsi con la maledizione familiare. Di sicuro, ne è valsa la pena, Marina, siamo in tanti a crederlo. E grazie soprattutto per la generosità. Chi ha letto l’editoriale di questo numero di Cefalee Today lo sa già, ma per chi non lo avesse fatto ricordiamo che parte del ricavato dalla vendita del libro sarà devoluto alla nostra associazione Al.Ce., quindi anche in questo la professoressa de Tommaso ha mostrato la sua generosità e dedizione nei confronti della causa.

