Voi, da bambini, mangiavate i semi dell’uva oppure no? Può sembrare una domanda sciocca, ma spesso la selettività alimentare porta i bambini a non voler deglutire i vinaccioli (il nome con cui questi semi sono chiamati in gergo tecnico) perché li riconoscono come estranei rispetto alla consistenza morbida e al sapore dolce dell’acino. Eppure, questi semi – per quanto possa parere strano – trovano ampia applicazione in cucina, sia sotto forma di olio (peraltro ottimo sia a crudo che per le fritture) sia di farina e di seme intero tostato (ad esempio nella panificazione). I vantaggi per la salute apportati da questi semi, come tanti altri, sono molteplici; infatti, sono ricchi di polifenoli, in particolare proantocianidine (molecole con potenti effetti antiossidanti, antinfiammatori e protettivi per i vasi sanguigni), antiossidanti e acidi grassi essenziali. Insomma, una vera miniera di benessere, infatti sono ben noti da tempo effetti benefici sull'ipertensione, sul diabete e sulle malattie infiammatorie croniche.

Ma perché parlarne qui oggi? Beh, perché da anni gli estratti di questo prodotto vengono studiati anche in modelli sperimentali di dolore trigeminale, con risultati molto incoraggianti. Pare che l’estratto di vinaccioli possa inibire il rilascio di CGRP, il polipeptide coinvolto nello scatenamento delle crisi di emicrania, stimolare l’attivazione del sistema endocannabinoide (quindi avere un potente effetto analgesico) e inibire sia l’attività del nucleo trigeminale sia quella del ganglio del nervo. Insomma, sembrerebbe un vero e proprio analgesico specifico per l’emicrania. Inoltre, avrebbe mostrato di essere efficace anche nel dolore associato alle disfunzioni dell’articolazione temporomandibolare e, in generale, sembrerebbe avere un’azione specifica di desensibilizzazione nei confronti del dolore (meccanismo coinvolto nei fenomeni di cronicizzazione del dolore, come nelle cefalee croniche o nella fibromialgia). Bene, quanto fin qui detto vale però solo per i modelli sperimentali, come quelli animali. Insomma, a differenza di altre malattie, non avevamo dati clinici su soggetti con emicrania. Ma c’è un’interessante novità.

Infatti, un gruppo di ricercatori iraniani ha condotto uno studio clinico rigoroso su 50 pazienti con emicrania, con disegno randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, somministrando per 8 settimane 200 mg al giorno di estratto di semi d’uva, al fine di valutarne l’effetto sulla frequenza, durata e intensità degli attacchi, sulla qualità della vita, sulla disabilità indotta dall’emicrania, sull’ansia, sullo stress e sull’umore, oltre che su vari marcatori biologici nel sangue, tra cui il CGRP. Il risultato più interessante del loro lavoro è che l’estratto di vinaccioli ha ridotto in modo significativo i livelli di CGRP nel sangue, rispetto al placebo. Questo è un risultato importante, perché, come detto prima, il CGRP è uno dei principali “motori” biologici dell’attacco emicranico. Quindi, l’estratto di semi d’uva sembra agire sullo stesso bersaglio dei farmaci antiemicranici più innovativi.

Ma clinicamente cosa si è osservato? All’interno del gruppo che ha assunto l’estratto di semi d’uva si sono osservati meno attacchi, più brevi, e con un dolore meno intenso; inoltre, è emerso un miglioramento della qualità di vita. Il tutto, senza che emergesse alcun effetto collaterale rilevante durante lo studio. Pertanto, si conferma quanto già noto, ossia che si tratti di un fitoestratto ben tollerato, almeno nel breve periodo e alle dosi studiate. Tuttavia, confrontando i risultati di chi ha assunto l’estratto di vinaccioli con quelli del gruppo placebo, le differenze cliniche non sono sempre state statisticamente significative. Ciò, però, non deve né stupire né scoraggiare; infatti, lo studio era basato su una popolazione troppo piccola (solo 50 persone), quindi più idonea a far emergere un risultato dal punto di vista biologico anziché una differenza statisticamente significativa (i trial clinici attuali consentono di esprimere giudizi di efficacia di un dato farmaco quando questo sia stato provato su migliaia di soggetti). Inoltre, la durata del trattamento era particolarmente breve, solo 8 settimane, quando pure i farmaci più potenti spesso richiedono almeno 3 mesi per far emergere un effetto terapeutico. Infine, la dose somministrata, proprio perché ben tollerata, potrebbe essere stata più bassa di quella necessaria a far emergere un dato rilevante dal punto di vista clinico.

Quindi, cosa possiamo concludere davvero? Questo studio non dice che l’estratto di semi d’uva “cura” l’emicrania. Ma ci dice qualcosa di molto interessante: esso agisce su un meccanismo biologico centrale dell’emicrania, ha un profilo di sicurezza favorevole, potrebbe diventare un supporto non farmacologico, soprattutto in associazione alle terapie standard. Siccome, oltre agli estratti erboristici, il vinacciolo potrebbe essere inserito senza problemi nell’alimentazione dei soggetti emicranici, potrebbe altresì diventare un vero presidio nutraceutico e parte delle sane abitudini alimentari a cui tutti dovremmo tendere.

Speriamo che in futuro arrivino studi più grandi e più lunghi per capire quali pazienti rispondono meglio, se dosi diverse sono più efficaci, se l’effetto sul CGRP si traduce in un beneficio clinico stabile.

Vi lascio con un messaggio importante: se soffrite di emicrania e state valutando integratori “naturali”, ricordate che naturale non significa automaticamente sicuro o efficace, ma neppure inutile, se supportato da dati scientifici. Aggiungerei pure che ogni integrazione va sempre discussa con il medico di riferimento o con uno specialista della nutrizione, soprattutto se assumete farmaci. La ricerca sull’emicrania sta orientandosi verso un approccio sempre più personalizzato, che integra farmaci, stile di vita e strategie non farmacologiche. L’estratto di semi d’uva potrebbe essere uno dei tasselli di questo mosaico.

E voi, ne avevate già sentito parlare o lo avevate provato? Fatecelo sapere

                                              A cura della Dott.ssa Eleonora Di Pietro, Biologa Nutrizionista Associazione Eupraxia