Quinta giornata pavese di psiconeuroendocrinologia al femminile

Quest’anno il tema principale riguarda le nuove terapie basate sull’uso di anticorpi monoclonali per combattere malattie neurologiche altamente disabilitanti come la sclerosi multipla e l’emicrania. Negli ultimi anni lo scenario terapeutico di queste due malattie ha vissuto, nel caso della sclerosi multipla, o sta per vivere, nel caso dell’emicrania, una rivoluzione epocale grazie all’arrivo degli anticorpi monoclonali, in grado di intervenire specificamente in alcune tappe della cascata di eventi che conduce alla patologia. Nella sclerosi multipla, lo sviluppo di questi farmaci ha permesso di attenuare o bloccare il processo patologico, attaccando selettivamente i linfociti B e T (cellule implicate nella risposta autoimmmune). Questo ha consentito di modificare l’evoluzione della malattia, attenuandola o bloccandola per lunghi periodi. Nel caso dell’emicrania, la terapia con anticorpi monoclonali mira a ridurre la liberazione a livello trigemino-vascolare di un neuropeptide che è responsabile della comparsa di dolore e vasodilatazione. Dai primi studi sembra che il trattamento sia in grado di dimezzare la frequenza degli attacchi emicranici. L’avvento degli anticorpi monoclonali appare quindi in grado di cambiare la storia clinica dei nostri pazienti, permettendo di mantenere nel corso degli anni non solo una buona qualità della vita, ma anche di ridurre il rischio di disabilità.

E cambiano anche i paradigmi di trattamento, essendo gli anticorpi monoclonali farmaci biologici a somministrazione parenterale e lunga efficacia d’azione. In questa nuova realtà, appare di notevole importanza capire se la donna con sclerosi multipla o con emicrania ben controllata dalla terapia con anticorpi monoclonali possa affrontare con sicurezza una gravidanza, definendo quali possano essere i rischi, gli adattamenti da impostare e le aspettative da prospettare. Esperti di sclerosi multipla e di emicrania si confronteranno con ginecologi ed endocrinologi per interpretare al meglio una materia che è ancora in corso di definizione, alternando il dibattito a momenti di intrattenimento storico-scientifico-culturale di altissimo livello ed ad una altrettanto interessante sessione con il coinvolgimento psichiatrico sull'interazione tra le terapie psicofarmacologiche e le tappe critiche del ciclo riproduttivo femminile. Immaginiamo e vogliamo costruire per la donna un futuro prossimo in cui il trattamento delle patologie che la affliggono sarà sempre più flessibile e personalizzato nell'ottica di massimizzare il beneficio e ridurre al minimo i rischi/effetti collaterali, per garantire la migliore qualità di vita possibile.

Prof.ssa Rossella E. Nappi, Responsabile Scientifico del Convegno

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