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Editoriale - Cefalee Today n.126

Ben ritrovati, amiche e amici. Ricominciamo i lavori della nostra rivista in questo 2021 con alcune novità, perché tutti noi vorremmo che questo fosse un anno di svolta, di cambiamento, sotto tutti i punti di vista. Per iniziare, da quest’anno Cefalee Today diventa trimestrale, ma a fronte di un numero in meno promettiamo di offrirvi numeri sempre più ricchi e interessanti.

Quest’anno, poi, si festeggiano i 20 anni dall’uscita del nostro bollettino impaginato, spinoff dell’omonimo spazio apparso 22 anni fa sul neonato sito www.cefalea.it. Era il mese di aprile del 1999, eravamo ancora nel secolo e nel millennio scorso, e all’inizio si trattava, appunto, di una sezione del sito. Un piccolo grande traguardo, merito soprattutto del vostro grande affetto: la vostra vicinanza è per noi uno stimolo costante ad andare avanti. Per festeggiare degnamente questo anniversario, abbiamo deciso di creare una nuova rubrica Amarcord, nella quale riproporremo pezzi d’antan per vedere come siamo cambiati in questi abbondanti due decenni, cosa si sia ottenuto, cosa si sia perso e cosa sia rimasto immutato nel tempo, oltre al vostro affetto e al nostro mal di testa.

Si comincia questa sezione riprendendo il breve contributo del noto giornalista scientifico Sergio Angeletti “Le cefalee di Darwin”, uscito nel numero 1 di Cefalee Today datato aprile 1999. Pensando alle cose che non vorremmo cambiassero, c’è la formula della nostra rivista: continuiamo con la consueta composizione editoriale, che prevede l’intervista iniziale, seguita da uno o più articoli e rubriche. Sono certo che vi interesseranno, sono apparentemente distanti tra loro, ma le unisce un sottile filo rosso. C’è infatti una sempre maggior richiesta da parte dei pazienti di conoscenze e approfondimenti mirati su argomenti un po’ ai margini della medicina, si ricevono molte informazioni, ci sono tante bufale e zone d’ombra nella comunicazione, crediamo sia giusto fare chiarezza su ogni argomento per fornire strumenti obiettivi e alimentare il dibattito in maniera circostanziata. Uno degli argomenti più caldi degli ultimi anni nel grande capitolo della terapia non farmacologica delle cefalee è rappresentato dall’agopuntura. L’argomento è spinoso (si parla di aghi), il dibattito aperto: da un lato le conoscenze neurofisiologiche, dall’altro le evidenze cliniche e sperimentali che si stanno raccogliendo. Contro tutte le aspettative del mondo scientifico, negli ultimi anni si sono moltiplicati gli studi sull’applicazione dell’agopuntura nelle patologie dolorose e tra esse la cefalea. Bravi sono stati gli agopuntori a condurre studi in doppio cieco sull’argomento e a raccogliere le evidenze in robuste metanalisi che progressivamente rafforzano la validità della metodica, a mano a mano che si ampliano i casi analizzati. Certo, non tutti rispondono, come per altre terapie, ma sicuramente i dati ci sono ed è giusto presentarli, in attesa che gli scienziati ci aiutino a capirci di più.

Ce ne parla la dottoressa Anna Giulia Bottaccioli, medico internista ed agopuntrice certificata. L’intervista di apertura del nostro Roberto Nappi è invece rivolta al professor Luca Rastrelli della Facoltà di Farmacia dell’Università di Salerno, responsabile editoriale della sezione di Etnofarmacologia della rivista scientifica Frontiers in Pharmacology. Ci parlerà appunto di Etnomedicina (branca affascinantissima a cavallo tra antropologia e farmacologia), con l’entusiasmo e l’empatia del cultore, ma con il rigore del farmacologo, aiutandoci a capire dove finisca il folclore e inizi la scienza, dandoci pure dei consigli su come fare a non cadere vittime di raggiri. Vi è poi un articolo di una nostra paziente (in tutti i sensi) collaboratrice, Cristina Randoli, molto attiva soprattutto sui nostri canali Social. Ha seguito per noi il webinar del Sole 24h dal titolo “Emicrania – Combattere il disagio e prospettive future”, svoltosi il 20 gennaio 2021 e ce ne fornisce un dettagliato resoconto. Infine, un gradito ritorno: la rubrica “la Cefalea in cucina”. Era piaciuta a tanti, ci è parso giusto provare a riproporla reinventandola, grazie al contributo della dottoressa Valentina Nesci, farmacologa presso l’Università degli studi Magna Graecia di Catanzaro.

L’obiettivo di questa rinnovata rubrica è parlare del rapporto tra mal di testa e alimenti da un punto di vista più tecnico. Partiamo con un articolo ispirato da lunghe discussioni sui social network: l’uso di una certa bevanda gassata, quella più famosa al mondo per la cefalea. È incredibile la storia che leggerete: parte dai lavori dei padri della medicina moderna e arriva nei banchi dei supermercati.

Come sempre, spero che gli argomenti siano di vostro gradimento. Buona lettura e fateci conoscere i vostri commenti.

Dott. Cherubino Di Lorenzo
Direttore Scientifico Cefalee Today

Etnomedicina, Etnofarmacologia, Integratori e Cefalee: come orientarsi

Professor Rastrelli, come mai un farmacologo si interessa di Etnomedicina ed Etnofarmacologia?

L’Etnofarmacologia è una scienza interdisciplinare incentrata sullo studio farmacologico e culturale di piante medicinali utilizzate da determinate popolazioni. Un etnofarmacologo studia la risposta spontanea dei popoli, mediante l’utilizzo di risorse naturali disponibili, alle malattie, al fine di valutare e capire attraverso il metodo scientifico se un empirismo terapeutico tradizionale possa poi esser incorporato nelle moderne farmacopee. Le piante medicinali sono una fonte inesauribile di principi attivi utili in vari ambiti e l’etnobotanica può aiutare ad individuarne sempre di nuove.

 

Chi, o come, immagina che fosse il primo “protofarmacologo” della storia?

Chissà! Medicina Ayurvedica, medicina Cinese, Tibetana e Unani, medicina dell’Amazzonia e della selva tropicale, medicina Andina. Secoli di isolamento e pratiche mediche tramandate oralmente o attraverso antichi scritti. Il primo guaritore tribale di uno di questi millenari sistemi di guarigione sarebbe senza dubbio contento, sapendo che la sua “cultura medica” basata su piante, minerali o animali applicati nei rituali di guarigione è giunta fino a noi. Quando la cura era particolarmente complessa, egli si è affidato ai propri sogni o all’interpretazione di quelli del malato per scegliere il modo migliore per condurlo all’equilibrio psicofisico. Nella medicina tradizionale, l’effetto fisiologico non può essere separato da altri significati emotivi e spirituali, dall’insieme dii rituali sacri, orazioni e invocazioni, cerimonie di purificazione, pratiche di cura. Tutto ciò è antropologicamente molto interessante e rilevante da un punto di vista culturale.

 

Parlando di Etnofarmacologia occorre pensare ad una disciplina solo folcloristica, o risponde agli stessi criteri di rigore scientifico applicati alla moderna farmacologia?

Nonostante i sistemi di guarigione folkloristici e moderni abbiano l’obiettivo comune di aiutare i pazienti, i due sistemi sono molto divergenti per qualsiasi integrazione significativa. La medicina moderna si basa sulle evidenze e il vaglio preventivo di qualsiasi novità, mentre i guaritori potrebbero affermare di essere guidati dagli antenati o dalle loro visioni. Come scienziati, non possiamo farci coinvolgere negli aspetti non scientifici della medicina tradizionale, il nostro ruolo è di promuovere il miglioramento della salute, anche attraverso l’uso delle piante medicinali, combinando discipline, risorse, competenze e tecniche

 

Qual è la traslazionalità tra lo studio della medicina tradizionale e la farmacologia moderna?

La ricerca traslazionale collega il lavoro preclinico al clinico, nell’Etnofarmacologia c’è una “traslazione inversa”, dal letto al laboratorio. Osservando gli esiti di un trattamento, s’indaga in laboratorio per isolare molecole a base vegetale da studiare in vitro, per chiarire la modalità di azione, poi in vivo per valutare assorbimento, distribuzione, metabolismo, eliminazione e tossicologia, quindi nuovamente studi clinici, per ottenere finalmente il farmaco. Vi sono ancora alcune criticità. La maggior parte del lavoro preclinico è svolto da ricercatori non medici avulsi dalle sperimentazioni cliniche. Spesso, nelle conclusioni di studi preclinici si leggono affermazioni del tipo: “Questi dati supportano l’uso di questa pianta nella medicina tradizionale”. Purtroppo, queste affermazioni sono spesso molto generali e, di fatto, non sono suffragate dai dati presentati, che potrebbero fornire supporto per futuri studi, ma non per formulare raccomandazioni per l’uso nei pazienti. Occorre aumentare la qualità del lavoro preclinico. Le sperimentazioni cliniche sulla medicina tradizionale devono soddisfare gli standard scientifici fissati per le sperimentazioni cliniche dei farmaci e portare allo sviluppo di pratiche mediche sicure e basate sull’evidenza. È incoraggiante vedere che in molte parti del mondo sono stati avviati diversi programmi per formare ricercatori clinici a condurre in modo specifico studi sulla medicina tradizionale.

 

Potremmo quindi dire che la Etnomedicina sia un po’ la madre della moderna nutraceutica?

Si certo! È però un termine abbastanza forzato e di moda, in realtà dal punto di vista storico, normativo, e delle evidenze scientifiche sarebbe più corretto parlare di integratore alimentare o di "food supplement". Piante alimentari, erbe aromatiche e spezie contengono una miriade di sostanze fitochimiche con proprietà medicinali che opportunamente estratte e formulate hanno dato vita al mercato degli integratori alimentari.

 

Esistono esempi di sostanze studiate in Etnomedicina che siano state testate nel campo delle cefalee e con quali risultati?

Molti cefalalgici si rivolgono alla fitoterapia in sostituzione o in aggiunta alle terapie farmacologiche convenzionali. Circa l’80% delle piante utilizzate nelle medicine tradizionali presentano metaboliti con azione antinfiammatoria, analgesica o comunque in grado di contrastare i meccanismi alla base delle principali forme di cefalee. In particolare, flavonoidi, fenilpropanoidi e terpenoidi sembrano poter bloccare i mediatori chimici coinvolti nell’insorgenza delle cefalee. Ad esempio, i diterpeni estratti dal girasole, dal sambuco e dall’artemisia agiscono come i farmaci antiinfiammatori non steroidei solitamente assunti contro le cefalee. Altre piante dalla spiccata azione antiinfiammatoria sono il Dong quai (Angelica sinensis) della medicina tradizionale orientale e le specie del genere Salix, ricche di acido salicilico precursore dell’aspirina. Vi sono piante il cui uso è supportato da studi in doppio cieco e sono suggerite in varie linee guida ufficiali. È il caso dell’estratto di radice del butterbur (Petasites hybridus), efficace già dopo un mese di terapia. Anche il Tanacetum parthenium (feverfew) ha proprietà curative nelle cefalee. Lo zenzero, utile in vari disturbi neurologici secondo la medicina ayurvedica, è uno dei cibi antinfiammatori per eccellenza ed è molto efficace nella cura e nella profilassi nell’emicrania senza effetti collaterali. Sempre dalla medicina ayurveda, l’Andrographis paniculata ha proprietà antiossidanti, antiinfiammatorie e analgesiche.
Non si può non citare la cannabis, con i nuovi promettenti studi sui cannabinoidi nel controllo del dolore emicranico.Infine, un ruolo potrebbe esserci per gli oli essenziali, ricchi di esteri volatili ad attività antispasmodica e calmante (olio di menta, di lavanda, di eucalipto). Alcune gocce possono essere aggiunte in acqua calda per creare dei vapori, antica pratica utilizzata anche dagli aborigeni australiani con le foglie di Eremophila bignoniiflora per la loro azione antispasmodica e per trattare la cefalea.

 

Spesso parlano di rimedi “naturali” ed “integratori” in maniera impropria personaggi che nulla hanno a che fare con le professioni sanitarie. Essendo questi prodotti di libera vendita, come possono fare i pazienti a non cadere vittime di acquisti incauti o, addirittura, di veri e propri raggiri?

L’utilizzo degli integratori alimentari ha avuto un forte diffusione negli ultimi anni e il valore del mercato è oggi superiore a quello del farmaco senza ricetta, ma il sistema delle regole del settore è molto complesso. Questi prodotti così come gli alimenti addizionati, i prodotti per lo sportivo, le formule per lattanti, gli alimenti senza glutine, gli alimenti destinati a fini medici speciali sono soggetti a libera vendita a seguito notifica al Ministero da parte di operatori del settore alimentare. Gli integratori sono reperibili anche al di fuori dei comuni canali commerciali, ad esempio su Internet. Consiglio di diffidare di integratori propagandati come miracolosi, ricordando che seppur con ruoli diversi il medico e il farmacista sono gli unici interlocutori di riferimento del consumatore che si rivolge a loro per un consiglio sull’ utilizzo di integratori e prodotti fitoterapici.

 

Intervista a cura di Roberto Nappi

L’agopuntura nella terapia della cefalea

Il mal di testa o cefalea cronica costituisce un gruppo eterogeneo di patologie a carattere doloroso. Tra le cefalee primarie comprendiamo l’emicrania e la cefalea tensiva, patologie estremamente comuni ed invalidanti. Si stima che in Italia siano quasi 8 milioni gli italiani che soffrono di una qualche forma di cefalea cronica.

L’emicrania è, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra le forme morbose più invalidanti in assoluto. L’origine delle cefalee è a tutt’oggi misteriosa, anche se sono stati fatti passi avanti nella comprensione dei meccanismi biologici che portano all’instaurarsi dell’episodio doloroso e alla sua cronicizzazione, come anche nello studio dei fattori di rischio e di quelli scatenanti l’attacco acuto. Vi è sempre una maggiore richiesta da parte dei pazienti di terapie non farmacologiche per la cefalea, sia per la paura degli eventi avversi, sia per l’inefficacia che esse hanno su molti pazienti.

Tra le terapie non farmacologiche, una di quelle che maggiormente incontra il favore dei pazienti è l’agopuntura, la più famosa qui in Occidente tra le pratiche della Medicina Tradizionale Cinese (MTC). L’approccio base della MTC è la valutazione del paziente nella sua interezza, tenendo assieme le varie dimensioni, perché esse si influenzano vicendevolmente: il tratto biologico, l’attività psichica, l’ambiente fisico, le relazioni sociali. Il miglioramento del paziente non passa attraverso l’estinzione del sintomo (in questo caso, il dolore), ma attraverso il riequilibrio dell’intero organismo, che non è un mero contenitore di organi agenti l’uno indipendentemente dall’altro, ma piuttosto un network complesso in cui i diversi sistemi dialogano e le molteplici dimensioni si influenzano vicendevolmente. Per quanto questo concetto possa sembrare esotico, non è molto distante dalla visione “unicistica” avuta dalla medicina occidentale di discendenza ippocratica fino allo scorso secolo. Non è neppure differente da ciò che oggi si postula ponendo attenzione all’influenza dell’attività fisica, della psiche o della corretta e sana alimentazione nella patogenesi delle malattie, o nella capacità di riabilitarsi dalle conseguenze di esse, per non parlare della sfida alle insufficienze multiorgano o l’influenza che alcuni organi (basti pensare all’intestino) o il sistema endocrino hanno su patologie croniche apparentemente avulse da essi.La MTC è una tradizione di cura millenaria, avente un ampio bagaglio di evidenze di letteratura scientifica, che nella metà del Novecento è stata sistematizzata dagli apparati istituzionali cinesi in un canone uniformemente accettato e insegnato nelle Accademie e Università di MTC di tutto il mondo. Essa comprende la teoria fisiopatologica, l’esame obiettivo, la caratterizzazione delle sindromi e i principi terapeutici.

Questi ultimi si differenziano in: dietetica, fitoterapia, massaggio (tuina), agopuntura, tecniche mentecorpo (tai qi e qi gong). Diversi centri di medicina integrata sparsi in tutto il mondo (un esempio tra tutti, la Mayo Clinic Integrative Medicine and Health, negli USA) utilizzano la MTC per il trattamento delle cefalee. Oltre alla soddisfazione individuale dei pazienti che ricorrono all’agopuntura, vi sono oramai numerosi dati della letteratura scientifica internazionale che hanno studiato l’efficacia del trattamento nell’attacco acuto di cefalea o nella prevenzione delle ricadute. Ma andiamo a vedere cosa dice la letteratura scientifica sull’uso dell’agopuntura nella gestione del paziente con cefalea. Dalla revisione degli studi più recenti (dal 2015 ad oggi), l’agopuntura risulta essere una terapia efficace e sicura. In una recente revisione sistematica di 28 trial randomizzati controllati pubblicata nel giugno 2020, che ha coinvolto quasi 3000 pazienti affetti da emicrania, il trattamento con agopuntura è risultato superiore rispetto alle terapie farmacologiche standard e al placebo (rappresentato da un’agopuntura non terapeutica, definita sham nella terminologia scientifica internazionale) nella riduzione dell’intensità del dolore e della frequenza degli attacchi. Se comparata con il trattamento farmacologico classico, l’agopuntura, oltre che più efficace, presenta minori effetti collaterali. Una Cochrane review del 2016, analizzando i dati provenienti da 11 RCTs su un totale di 2349 pazienti con cefalea tensiva cronica o episodica, ha inoltre stabilito che l’agopuntura è un trattamento efficace nella prevenzione degli attacchi e sostanzialmente privo di effetti collaterali.

Una critica mossa all’agopuntura nel trattamento del dolore cronico è che sia tutto effetto placebo. Negli ultimi anni, tuttavia, gli studi di intervento si sono fatti sempre più raffinati per qualità metodologica. Ne è emerso che l’agopuntura, al pari di altri trattamenti, ha effetto quando è fatta bene, vale a dire quando la diagnosi della sindrome secondo la MTC è corretta e i punti sono selezionati e manipolati correttamente. In una recente meta-analisi che ha incluso RCTs per un totale di otre 20.000 pazienti, è emerso che l’agopuntura terapeutica, comparata alla sham o al trattamento standard ha un’efficacia maggiore per il controllo del dolore cronico muscolo-scheletrico, nell’osteoartrosi e nella cefalea cronica. Tale effetto permane nel tempo (almeno un anno). Insomma, dati alla mano, si può considerare l’agopuntura (se praticata correttamente e da un clinico ben formato) come una valida opportunità nel complesso trattamento integrato del paziente con cefalea, perché efficace nel breve e nel lungo periodo, oltre che priva di effetti collaterali significativi.

Dott.ssa Anna Giulia Bottaccioli
specialista in medicina interna,
diploma in agopuntura e medicina tradizionale cinese

Emicrania – Combattere il disagio e prospettive future

Il 20 gennaio 2021 si è tenuto il webinar del Sole 24h dal titolo “Emicrania – Combattere il disagio e prospettive future”. Sono intervenuti in qualità di

Relatori:
Fabio Tamburini, Direttore del Sole 24h
Piero Barbanti, Prof. di Neurologia c/o l’Università telematica San Raffaele Roma e Direttore dell’Unità per la Cura e la Ricerca su Cefalee e Dolore dell’IRCCS San Raffaele di Roma, nonché Presidente di ANIRCEF
Rosanna Tarricone, Prof.ssa di Economia delle Pubbliche Amministrazioni c/o Università Bocconi
Simona Sacco, Prof.ssa di Neurologia c/o l’Università degli Studi de L’Aquila
Cristina Tassorelli, Prof.ssa di Neurologia c/o l’Università degli Studi di Pavia, dove è Direttore del Dip. Scienze del Sistema Nervoso e del Comportamento, Presidente IHS
Messoud Ashina, Presidente International Headache Society
Cinzia Aurilia, Neurologo c/o IRCCS San Raffaele Pisana
Luisa Fofi, Neurologa c/o Istituto San Raffaele Roma
Fabrizio Vernieri, Prof. di Neurologia c/o Campus Bio-Medico di Roma
Sabina Cevoli, Neurologa e Dirigente medico c/o IRCCS Istituto Scienze Neurologiche di Bologna
Gioacchino Tedeschi, Presidente SIN

Il Prof. Barbanti ha spiegato che l’emicrania è una malattia umana, non appartiene agli animali, perché legata alla corteccia prefrontale, ha un’origine famigliare ed è la manifestazione di “una testa che lavora troppo”. L’attacco di emicrania è come una tempesta perfetta composta da 4 fasi, i prodromi, l’aura, il dolore, i postumi, dopodiché arriva il secondo attacco. Gli emicranici sono un esercito silenzioso, almeno 1 milione di persone, con il pigiama, che non dice nulla. L’emicrania è un tragico equivoco, tramuta meccanismi non dolorosi in dolorosi. E’ una sagra dei luoghi comuni, cervicale, sinusite, vista, masticazione, nulla di tutto ciò, si tratta di nervi sollecitati troppo. Si potrebbe rappresentare l’emicrania come un grande dinosauro; la collettività, i medici non specialisti e le autorità vedono soltanto la coda, gli emicranici vedono il corpo del problema. Il “personaggio in cerca di autore” è il paziente che è in cerca di aiuto, che ha impiegato circa 20 anni per andare in un Centro Cefalee, che per il 50% ha fatto turismo sanitario, che per il 22 % ha fatto esami immotivati e che ha visitato circa 8 specialisti.

La terra promessa, in questa storia, sono gli anticorpi monoclonali anti CGRP, il futuro sarà portare l’emicrania in società, farla debuttare. La Prof.ssa Tarricone ha spiegato che l’emicrania è una malattia di genere, colpisce per l’80% le donne. I costi sociali sono molti alti, il costo medio, annuale, per paziente cronico è pari a e 4.352, in aggiunta alla spesa del SSN. Costano di più gli uomini, rispetto alle donne, nonostante quest’ultime abbiano una vita qualitativamente inferiore. Le donne perdono più giorni di lavoro, ma sono anche quelle che hanno una maggior forma di presenteismo; in fase di produttività monetaria, l’uomo ha una perdita maggiore. I correttivi da applicare sono una programmazione sanitaria più forte, una medicina personalizzata, l’utilizzo del registro di patologia, politiche di welfare e politiche di innovazione che devono essere portate avanti. La Prof.ssa Sacco ha descritto la vita con disabilità.

L’emicrania è raro che si presenti nell’infanzia, di solito, il paziente è tra i 30 e i 50 anni. Tardiva è una rarità. Con il tempo, si dirada e può sparire (ma non è detto). Chi è cronico se la porterà con sé, nelle donne è presente 3 volte più che nell’uomo, è presente fino al 22% della popolazione ed è la seconda causa di disabilità nella popolazione, sia per la severità che per la frequenza. L’intensità del dolore va dal moderato fino all’intollerabile e la durata da poche ore fino a diversi giorni. Si possono avere sintomi associati come nausea e vomito, è considerata cronica quando ci sono 15 giorni al mese per svariati mesi. L’impatto sulla vita è alto; in base ad uno studio europeo, l’87% dichiara un impatto privato, sociale e professionale. Gli emicranici vivono sempre limitati e condizionati dal dolore, tale da rendere depressi, auto colpevolizzarsi, sentirsi sfiduciati. Occorre una corretta diagnosi, una corretta terapia preventiva, una buona gestione dell’attacco ed un buon stile di vita.

La Prof.ssa Tassorelli ha spiegato come fare la diagnosi. Ci sono criteri diagnostici specifici, si segue la Classificazione Internazionale, come strumento di supporto sono utilizzati il questionario Id Migraine ed il diario della cefalea. In Europa il 90% dei pazienti dovrebbero essere trattati dal MMG, il 9% dal Centro Cefalee e l’1% nei Centri specializzati. Il Prof. Messoud Ashina ha consigliato di trattare l’attacco acuto con i Triptani che sono in commercio ormai da 30 anni. Farmaci nuovi sono i Gepanti e i Ditani che per ora sono disponibili solo negli Usa ed una volta approvati potrebbero essere utilizzati solo se i Triptani non hanno più efficacia. Anche per quanto riguarda i 4 anticorpi monoclonali, in Europa solo 3 sono in commercio (negli Usa lo sono tutti). Le Dott.sse Aurilia e Fofi e il Prof. Vernier hanno presentato i dati dello studio sull’utilizzo dei 3 diversi tipi di anticorpi monoclonali. Tutti hanno portato dati molto rassicuranti dove sia la durata che l’intensità si sono, molte volte, dimezzate. Le controindicazioni o fenomeni avversi sono stati pochissimi e di poca rilevanza. La Dott.ssa Cevoli si è soffermata sull’aumento delle richieste di accesso nei Centri Cefalee. Occorre una migliore organizzazione ad ogni livello, con una migliore interazione. La Telemedicina è diventata il presente, a causa del Covid, ma si potrà mantenere anche in futuro per le visite di controllo. Il registro AIFA, che prevede che la prescrivibilità (centri prescrittori) degli anticorpi monoclonali sia definita dalla Regione, funziona bene da circa tre mesi. Il registro richiede dati essenziali, fornisce il piano terapeutico che si può stampare e con la ricetta il paziente va nella farmacia ospedaliera a ritirare il farmaco. I costi sono elevati, ma si possono abbattere con una buona gestione evitando ricoveri ed esami inutili. Al Prof. Tedeschi è stato chiesto se l’emicrania si studi nei corsi di laurea. La risposta è stata che la Neurologia si interessa di più di altre patologie, tipo la SLA, dove ci sono tanti studi e nuove medicine, ma per quanto riguarda l’emicrania viene studiata solo in presenza di docente preparato in materia che se ne occupa a livello professionale. Occorre, pertanto, che la formazione accademica sia integrata senza soluzione di continuità.

Cristina Randoli (Ferrara)

Riconoscimento della Cefalea Primaria Cronica come Malattia Sociale: un successo con una lunga storia…

Ancora ho nel cuore la gioia per l’approvazione della Legge che riconosce la Cefalea Primaria Cronica come Malattia Sociale. E’ stato un percorso faticoso, iniziato da Alleanza Cefalalgici nel lontano 2007 e posso garantire che non è stato facile perché nessuna montagna si lascia scalare senza toglierti il fiato. Per dare a Cesare quel che è di Cesare, ho voluto sintetizzare di seguito l’impegno profuso da Alleanza Cefalalgici.
Lara Merighi – Coordinatore laico nazionale Al.Ce. Italia

Anno 2007

17 luglio
Interrogazione Urgente presentata in Senato dal Senatore Fernando Rossi su sollecitazione da parte di Lara Merighi Coordinatore laico del Comitato Al.Ce. Group Italia-CIRNA Foundation Onlus per riconoscere a livello nazionale la cefalea cronica come malattia sociale.

 

Anno 2009

14 Settembre
Lettera scritta al Ministro della Salute Maurizio Sacconi, a tutti i Parlamentari e ai Consiglieri di tutte le Regioni per sollecitare a livello nazionale il riconoscimento della Cefalea Primaria Cronica come Malattia Sociale.
Mittente: Al.Ce. Group Italia - Lara Merighi.

 

Anno 2010

15 marzo
Lettera inviata al Ministro della Salute Ferruccio Fazio, a tutti i Parlamentari e ai Consiglieri di tutte le Regioni per sollecitare a livello nazionale il riconoscimento della Cefalea Primaria Cronica come Malattia Sociale.
Mittente: Al.Ce. Group Italia - Lara Merighi

 

Anno 2012

Disposizioni per il riconoscimento della cefalea primaria cronica come malattia sociale Regione Veneto. Va sottolineato il ruolo attivo avuto da Alleanza Cefalalgici, nella persona del suo Coordinatore laico nazionale Lara Merighi, tanto da ricevere una citazione nella illustrazione del provvedimento.

 

Anno 2013

7 luglio
Lettera inviata a Parlamentari, Amministratori e rappresentanti degli enti locali per sollecitare il riconoscimento a livello nazionale della Cefalea Primaria Cronica come Malattia Sociale.
Mittente: Lara Merighi
Coordinatore laico del Comitato Al.Ce. Group Italia-CIRNA Foundation Onlus

9 ottobre
Audizione in merito al riconoscimento della Cefalea Primaria Cronica come Malattia Sociale presso la sede del Consiglio regionale della Lombardia.

 

Anno 2014

1 febbraio
Lettera inviata a parlamentari, amministratori e rappresentanti degli enti locali per sollecitare il riconoscimento a livello nazionale della Cefalea Primaria Cronica come Malattia Sociale.
Mittente: Lara Merighi
Coordinatore laico del Comitato Al.Ce. Group Italia-CIRNA Foundation Onlus

Alleanza Cefalalgici (Al.Ce. Group-CIRNA Foundation Onlus) è tra i sette soggetti promotori del Progetto Nazionale "ITALIAN MIGRAINE PROJECT”, finalizzato al Riconoscimento Cefalea Primaria Cronica come Malattia Sociale.
Qualcosa si sta muovendo, noi di certo vigileremo.

5 giugno
Audizione in merito alla considerazione della Cefalea Primaria Cronica come Malattia Sociale presso la Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica.

 

Anno 2015

9 febbraio
Prosegue incessante l'opera di Alleanza Cefalalgici-Fondazione CIRNA Onlus per ottenere il riconoscimento legislativo della cefalea primaria cronica come malattia sociale.
Il Comune di Ferrara, grazie in particolare all'impegno di Lara Merighi, storica responsabile dello sportello Al.Ce. Ferrara, ha approvato un ordine del giorno che impegna ufficialmente l'Amministrazione a farsi carico della questione, sostenendo convintamente i nostri sforzi affinché anche la Regione Emilia-Romagna, come già accaduto in Veneto, possa presentare una proposta di legge statale per ottenere tale riconoscimento.

 

Anno 2016

14 aprile
Lettera inviata al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, a tutti i Parlamentari e ai Consiglieri di tutte le Regioni per sollecitare a livello nazionale il riconoscimento della Cefalea Primaria Cronica come Malattia Sociale.
Mittente Lara Merighi
Coordinatore laico del Comitato Al.Ce. Group Italia-CIRNA Foundation Onlus

 

Anno 2017

22 Gennaio
Lettera inviata Al Sig. Ministro della Salute
E p.c. Alle Commissioni Salute di Camera e Senato, Alle Commissioni Affari sociali di Camera e Senato, Ai Capigruppo di Camera e Senato. Agli organi di Informazione
Avente come Oggetto: Inserimento di alcune cefalee primarie altamente disabilitanti tra i Livelli essenziali di assistenza (LEA).

 

Anno 2019

13 febbraio
Oggetto: Richiesta partecipazione Tavolo di Lavoro per Associazioni Open AIFA
Mittente: Lara Merighi
Spettabile AIFA, in qualità di Coordinatore laico di Al.Ce. (Alleanza Cefalalgici) sono con la presente sono a chiedere la partecipazione della nostra Associazione al tavolo di lavoro dedicato alle Associazioni dei pazienti all’interno di Open AIFA.
In allegato le attività della nostra Associazione.
Cordiali saluti.
Lara Merighi

12 Dicembre
Presentazione del libro "VIVERE CON L'EMICRANIA"
h. 10:00 presso Auditorium Ministero della Salute - Lungotevere Ripa, 1 - Roma
Interverrà alla presentazione Lara Merighi in qualità di Coordinatore laico Al.Ce. Group Italia, avendo Al.Ce. partecipato attivamente alla realizzazione del libro frutto dello studio realizzato dal Censis.

 

Anno 2020

12 giugno
Lettere spedite alla Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e alla Vice Presidente della Camera dei Deputati Maria Rosaria Carfagna in data 12/06/2020 da Lara Merighi al fine di sollecitare l'approvazione della Legge per il riconoscimento della cefalea cronica come malattia sociale.

MIGRAINE ON AIR: Parliamo di Emicrania

Alleanza Cefalalgici-CIRNA Foundation Onlus è lieta di patrocinare il CORSO ONLINE PER in-FORMARTI, disponibile dal 10 febbraio al 10 agosto 2021. Per partecipare è sufficiente iscriversi sul sito dedicato (https://migraine-on-air.prexcube.it/) a partire dal prossimo 10 febbraio. Il corso è aperto a tutti, ma è stato pensato in particolare per i pazienti ed i loro familiari, allo scopo di renderli sempre più consapevoli e competenti nei confronti di una patologia con cui, in molti casi, convivono quotidianamente.

Scarica l'indice del corso

Chi può prescrivere gli anticorpi monoclonali per l'emicrania cronica?

Gli anticorpi monoclonali rappresentano la novità più recente nella terapia dell'emicrania cronica. Si tratta di farmaci molto costosi che possono essere prescritti soltanto presso centri autorizzati da ogni Regione. In genere, si tratta di strutture pubbliche ospedaliere che rispondono a determinati requisiti. Di seguito rendiamo disponibile un elenco che raccoglie tutti i centri prescrittori in Italia a fine 2020. Ha un'accuratezza del 98% perchè quasi a cadenza settimanale vi sono modifiche per l'aggiunta di nuovi centri. Ci auguriamo possa risultare utile per i pazienti interessati ad approfondire questa possibilità di trattamento.

Elenco Centri

Un Comitato di esperti promosso da Alleanza Cefalalgici - CIRNA propone i criteri per valutare l’invalidità nelle Cefalee croniche

L’Associazione pazienti Alleanza Cefalalgici (Al.Ce.) – Fondazione C.I.R.N.A. onlus ha istituito un tavolo tecnico finalizzato a definire i criteri di invalidità correlata alle Cefalee Croniche, alla luce della recente legge che le riconosce essere malattie sociali ed invalidanti.

Le Cefalee Croniche Primarie sono tra le patologie più disabilitanti e tra le principali cause di giornate lavorative perse. Inoltre, colpendo prevalentemente il genere femminile, rappresentano un importante capitolo della medicina di genere.

Il gruppo di lavoro, costituito da eminenti esperti del settore della neurologia, della riabilitazione, della terapia del dolore, della ginecologia, della psichiatria, della medicina legale e del lavoro, oltre che da rappresentanti dell’Associazione pazienti Al.Ce., ha lavorato approfondendo la vasta letteratura sull'argomento e gli aspetti tecnici e medico-legali, al fine di estrapolare gli elementi di rilevanza per le Commissioni medico legali che, una volta approvati i decreti attuativi, dovranno quantificare l'invalidità in questi pazienti.

L'argomento è stato sviscerato nella sua complessità tenendo presenti, per meglio definire i criteri di invalidità civile, anche le codifiche della Classificazione Internazionale del funzionamento, le scale di misura della qualità della vita, quelle di misura delle attività della vita quotidiana e lavorativa, i criteri di analogia con patologie tabellate (soprattutto in ambito psichiatrico e della medicina del dolore), nonché i criteri di tipo medico-legale e gli aspetti inerenti la medicina del lavoro.

Il documento, redatto alla luce degli aspetti sopracitati e presi in considerazione dal Comitato, vuole rappresentare un’opera di sintesi finalizzata ad essere da guida per i medici legali incaricati di redigere le certificazioni, in cui andrà dato il giusto peso anche alle varie comorbidità internistiche e psichiatriche. Inoltre, esso sarà di grande utilità per le commissioni che dovranno valutare i pazienti, anche alla luce delle analogie citate, nonché per i tecnici del Ministero della Sanità che dovranno prevedere la revisione delle tabelle indicative delle percentuali d'invalidità per le minorazioni riscontrabili nelle malattie invalidanti, tra cui vanno ora annoverate le Cefalee Croniche. La realizzazione del progetto è stata resa possibile da un contributo non condizionato di Eli Lilly.

Per maggiori informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. all’attenzione del dott. Roberto Nappi – Resp. Comunicazione Al.Ce. Group- CIRNA Onlus.

SISC: eletto il nuovo Consiglio Regionale Lombardo 2021/2023

E' stato eletto poco prima di Natale il nuovo Consiglio Regionale Lombardo della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (SISC) per il triennio 2021-2023. La Fondazione CIRNA Onlus e Alleanza Cefalalgici si complimentamo con i cinque nuovi consiglieri, tutti medici neurologi dell'Istituto Neurologico Nazionale IRCCS Mondino di Pavia, da diversi anni partner in numerose iniziative.
Il prof. Alfredo Costa, la dott.ssa Elena Guaschino, la dott.ssa Natascia Ghiotto, la dott.ssa Marta Allena e il dott. Roberto De Icco fanno parte, tra l'altro, del pool di specialisti del servizio "L'Esperto risponde" disponibile sul sito www.cefalea.it e riservato agli aderenti ad Alleanza Cefalalgici. Scopri di più leggendo questa pagina

Auguri di Buone Feste!

Buon Natale e Felice Anno Nuovo dalla Fondazione CIRNA Onlus, Alleanza Cefalalgici e tutto lo staff di www.cefalea.it

Nuovo numero di Confinia Cephalalgica et Neurologica 3/2020

Il nuovo numero 3/2020 della rivista è disponibile ora a questo link https://www.mattioli1885journals.com/index.php/confinia/issue/view/779.

SOMMARIO

EDITORIALE

Memory and Cerebellum – Danele Gatti, Tomaso Vecchi

DALLA RICERCA

Revision sistematica acerca de las tendencias investigativas sobre sexting adolescente en la ultima decada – Cynthia Sanhueza Cornejos

The “idiot microcephalic” Battista. Reading of the anthropological and neuropsychiatric diagnosis published in 1912 – Marta Licata, Rosagemma Ciliberti, Silvia Iorio

STORIA DELLA MEDICINA

Osservazioni neurologiche in Giovanni Alessandro Brambilla - Maria Carla Garbarino

CONVEGNI E SIMPOSI

II Congreso Internacional Silver Economy - Florencio Vicente Castro

ANASTATICA - ARTICOLI DA NON DIMENTICARE

Dai DRG’s a Well Ageing: Nuovi spunti di collaborazione dei sistemi socio-sanitari. Dall’Istituto Neurologico Fondazione Mondino - Universitá di Pavia, una coordinata pluriennale ricerca epigenetica transcontinentale. Convegno nell’Aula Magna del Collegio Ghislieri – Paolo Cristiani

ASSOCIAZIONE PAZIENTI

Il ruolo delle associazioni pazienti: l’esperienza di Alleanza Cefalalgici - Lara Merighi

LETTERATURA IN TEMPO DI COVID

Una lettura fantastica - Silvia Molinari

SEGNALAZIONI LIBRARIE

Antivirus. Una società senza sistemi immunitari alla sfida del COVID-19 - Mario Morcellini

Etica oggi. Tra empatia e libero arbitrio - Giorgio Sandrini, Walter Minella, Pier Giuseppe Milanesi, Andrea Loffi, Luca Vanzago

Memory as Prediction. From looking back to looking forward - Tomaso Vecchi e Daniele Gatti

Personality and Brain Disorders: Associations and Interventions - Danilo Garcia, Trevor Archer, Richard M. Kostrzewa

Editoriale - Cefalee Today n.125

Ben ritrovati, amiche e amici. Eccoci all’ultimo appuntamento dell’anno. Ricordo lo spirito con cui scrissi il primo editoriale del 2020: colmo di speranze per il nuovo anno e il radioso decennio che ci si parava davanti. E chi se lo aspettava un anno così duro e doloroso. Ognuno di noi ha qualcosa e qualcuno da piangere in esito di questo 2020, ma dobbiamo sempre guardare avanti, pensando a ciò che abbiano mantenuto e ciò che abbiamo conquistato, provando con questo a reinventarci il futuro, anche alla luce di ciò che il 2020 ci ha portato via. La nostra Redazione è davvero vicina a ciascuno di voi e, se aveste voglia di raccontarcelo il vostro 2020, saremo felicissimi di condividere con gli altri lettori i vostri racconti.

Come vi dicevo, nei 12 mesi appena passati abbiamo comunque conseguito alcuni traguardi importanti, vorrei ricordarveli. Come non pensare allo storico Riconoscimento della Cefalea Primaria Cronica come Malattia Sociale; per una volta siamo il primo Paese al mondo a fare una cosa del genere. Ciò che oggi potrebbe apparire ai più come uno sterile formalismo sarà presto motivo di profonda revisione del modo di gestire clinicamente coloro che tra di noi stanno peggio. Altro storico traguardo conseguito negli ultimi mesi è la rimborsabilità degli anticorpi monoclonali per la cura dell’emicrania ad alta frequenza e cronica. Se da un lato ci sono molti paletti prescrittivi (che proveremo pian piano a divellere), dall’altro c’è finalmente la possibilità di rendere tali farmaci disponibili a coloro ne abbiano diritto: emicranici con più di 8 giorni al mese di cefalea, non responsiva alle terapie di profilassi e che abbiano provato per almeno 6 mesi almeno 3 tra le cure indicate dal legislatore (betabloccanti, antiepilettici, triciclici e botulino). Insomma, non buttiamo via l’acqua sporca assieme al bambino perché un domani questi traguardi verranno ricordati come grandi conquiste per la nostra comunità.
Ma veniamo ora ai contenuti del nuovo numero del nostro Cefalee Today.

Iniziamo con l’intervista del nostro Roberto Nappi, coadiuvato da Franco Lucchese, alla professoressa Rosanna Cerbo, una vita dedicata alla cura del dolore e dei pazienti con cefalea. Grazie al suo impegno e con il sostegno dell’associazione Karol Wojtyla ha organizzato il Pain Week, avente come obiettivo la promozione della cultura dell’analgesia tra gli studenti di Medicina, mediante la creazione di Attività Didattiche Elettive (ADE) dedicate. In pratica, per la prima volta si cerca di fornire un percorso di formazione organica sul dolore per i medici del futuro, al fine di rispettare appieno il vero senso della legge 38: dare dignità al dolore e vedere la sua assenza come un diritto inalienabile dell’essere umano.

Poi riprendiamo ad affrontare il tema delle terapie non farmacologiche della cefalea, trattando un tema abbastanza controverso e quindi un po’ negletto: quello dell’attività fisica. Grazie all’articolo del neurologo Davide Di Lenola, mio collaboratore presso il Centro Cefalee dell’INI di Grottaferrata, possiamo avere una chiara idea del ruolo dell’attività fisica nel contrastare le patologie neurologiche e psichiatriche e come tale beneficio, contro ogni pregiudizio, possa osservarsi anche nei pazienti con cefalea.

Per completare la trattazione dell’argomento attività fisica, pubblichiamo un articolo anche di Sara Compagni, dottore in Scienze Motorie, che si è resa protagonista durante il lockdown della scorsa primavera di un vero fenomeno mediatico nel settore delle cefalee, dato l’enorme successo che ha avuto con i suoi allenamenti on line rivolti ai pazienti con mal di testa. Insomma, una nuova amica della nostra comunità che ha messo a punto (con il sostegno del fisioterapista Riccardo Rosa, nostra vecchia conoscenza) un percorso di allenamento con esercizi mirati proprio per i pazienti con cefalea.

Infine, vi anticipo che dal prossimo numero potremmo riaprire la nostra rubrica che tanto successo e simpatia ha riscosso in passato “la cefalea in cucina”, con articoli dedicati a singoli alimenti e storie o aneddoti che legano il mondo del mal di testa alla tavola. Che dire: restiamo in contatto!
Come sempre, spero che gli argomenti siano di vostro gradimento. Buona lettura e fateci conoscere i vostri commenti.

Dott. Cherubino Di Lorenzo
Direttore Scientifico Cefalee Today

Pain Week: insegnare il dolore cronico per scegliere il giusto percorso terapeutico

Prof.ssa Cerbo, come descrivere l’esperienza del dolore?

Il dolore è una esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a danno tissutale, in atto o potenziale, o descritta in termini di danno (International Association for the study of pain, 1986); rappresenta un sistema di allarme per un pericolo interno o esterno ed è quindi una corretta risposta di adattamento. Il dolore, peraltro, perde il significato funzionale di difesa e diventa una malattia di per se’, quando si automantiene e si cronicizza. E’ fondamentale distinguere la sensazione nocicezione-trasmissione degli stimoli dolorosi dalla periferia al cervello dall’esperienza dolore: lettura emozionale e cognitiva della nocicezione, che implica il coinvolgimento delle strutture superiori encefaliche. Senza coscienza non si sente dolore, anche se non è del tutto chiaro se in stato di coma sia possibile avvertire il dolore. La sofferenza è viceversa una condizione mentale, legata al mondo emotivo e spirituale individuale, che indica la capacità di sopportare il dolore fisico o mentale. Il dolore ha diverse componenti: sensoriale-discriminatoria, affettivo-emozionale, cognitiva e comportamentale. Non esiste proporzionalità diretta tra intensità delle informazioni nocicettive ed intensità del dolore percepito: gli eventi mentali modulano la percezione dolorosa che viene amplificata da ansia, paura, attenzione, solitudine, dolore atteso e viene ridotta da empatia (sistema neuroni specchio), placebo, suggestione, analgesia da stress, estasi mistica.

Quando il dolore diventa cronico cosa cambia?

Cambia tutto, purtroppo. Il dolore cronico, che interessa circa il 25% degli italiani, ha un alto impatto economico, diretto ed indiretto, sulla qualità di vita, con disabilità sociale, lavorativa e psicologica, con depressione, ansia, dipendenza dagli altri, senso di impotenza. In Italia dal 2010 è in vigore la legge 38 che tutela il diritto alle Cure palliative e alla Terapia del Dolore e promuove la qualità di vita del paziente e della sua famiglia, con adeguato sostegno socio sanitario. Prima in Europa, è una legge tuttora molto avanzata con il grande merito culturale di differenziare le Cure Palliative dalla Cura del dolore cronico benigno. Le reti nazionale e regionali per la terapia del dolore cronico prevedono tre grandi nodi: Centri HUB ospedalieri, centri Spoke-ospedalieri e/o territoriali ed Aggregazioni Funzionali di Medicina Generale. Tuttora, però, la legge è applicata parzialmente, a macchia di leopardo, con gradi differenze tra regione e regione ed è molto carente il collegamento tra ospedale e territorio, in particolare con la medicina generale.

In quest’ottica come si inserisce l’esperienza didattico-formativa denominata “Pain Week”?

La legge 38 riconosce molta importanza alla formazione del personale sanitario e prevede che il MIUR con il Mistero della Salute, individui, con decreti, i criteri generali per gli ordinamenti didattici di specifici percorsi formativi in cure palliative e di terapia del dolore. Sono stati attivati Master per specialisti, ma nulla di organico nel percorso formativo pre-laurea. L’argomento “dolore” viene trattato negli insegnamenti di fisiopatologia, farmacologia, neurologia ed anestesiologia, ma non in modo organico. L’Associazione Karol Wojtyla, formata da soci delle religioni abramitiche, ha ideato e promosso un percorso formativo di medicina multidisciplinare del dolore nell’ambito delle Attività Didattiche Elettive (A.D.E.), denominato Pain Week, (R Cerbo et al., 2017).

Come si sviluppa la “Pain Week”?

Il percorso si sviluppa attraverso 6 Moduli Didattici tematici (uno per ogni anno del Corso di Laurea in medicina), composti da lezioni teoriche interattive via FAD (formazione a distanza) ed attività didattica pratica e tutoriale in reparti clinici presso ambulatori e strutture di terapia del dolore della rete Regionale (legge 38). Ogni modulo annuale comprende 6 ore di lezione interattiva e-learning, via web, dal lunedì al venerdì. Le lezioni sono inquadrate nell’ambito di specifici Corsi Integrati nell’anno accademico corrispondente, preparate dai docenti dell’insegnamento relativo. E’ previsto un tirocinio pratico dal primo anno, negli ambulatori e reparti clinici. La “Pain Week” è stata sviluppata, per prima in Italia, in collaborazione con le tre Facoltà di Medicina della Sapienza Università di Roma, ed attivata nell’Anno Accademico 2018-2019, riscuotendo alto gradimento degli studenti. Il progetto non prevede istituzioni di cattedre, di Corsi specifici, e quindi non altera in alcun modo gli ordinamenti Universitari, ma rappresenta uno strumento formativo teorico pratico nel percorso pre-laurea.

Quali sviluppi futuri potrà avere la Pain Week?

L’Associazione Karol Wojtyla sta lavorando alla “Pain Week” per le scuole di specializzazione medica, un percorso formativo teorico-pratico, relativo alla terapia del dolore ed alle cure palliative, a supporto della legge 38, basato su principi dell’adult-learning con Lezioni teoriche e-learning, con invio di bibliografia scelta, discussione, in presenza o su piattaforma web, di casi clinici paradigmatici affrontati da diversi punti di vista specialistici. Le Specializzazioni coinvolte sono Neurologia, Medicina Interna, Anestesiologia, Chirurgia, Ortopedia, Igiene, Neurochirurgia, Oncologia. La programmazione prevede 6 ore di attività formativa via web all’anno per le Diverse Scuole di Specializzazione con invio di articoli selezionati, con valutazione dell’apprendimento e discussione interattiva di almeno 5 casi clinici di interesse comune (10 ore totali/anno), alla presenza di almeno 3 docenti Specialisti. L’obiettivo formativo principale è la corretta interpretazione del quadro clinico e l’impostazione di programma diagnostico terapeutico:

  • saper prendere decisioni in tema di diagnostica idonea anche strumentale, (Rx, TC, RMN), - decidere quando è necessario consultare altri specialisti,
  • saper disegnare un percorso terapeutico farmacologico, invasivo o non farmacologico

Un mal di schiena, dolore al ginocchio, spalla dolorosa, formicolio e dolore urente ai piedi, dolore diffuso, cefalea intensa ed improvvisa/Cefalea cronicizzata rappresentano alcuni dei quadri clinici proposti.
In tal modo, gli specialisti vengono abituati ad occuparsi di dolore in modo multidisciplinare.

Questa iniziativa può essere utile anche ai medici specialisti?

Assolutamente sì. Un’altra applicazione della “Pain Week” è proprio la Formazione interprofessionale e multidisciplinare diretta non solo a medici specialisti e di Direzione Sanitaria, ma anche a infermieri, fisioterapisti, psicologi, assistenti sociali e personale di Assistenza Domiciliare in ogni ASL/ATS, allo scopo di formare una équipe esperta di medicina del dolore cronico che operi in un territorio di riferimento sanitario. Infine, un’altra progettualità riguarda l’informazione ai cittadini in tema di conoscenza della legge 38 (la conosce solo il 30%) e della bioetica di fine vita. Solo una reale ed ampia conoscenza del tema potrà consentire una libera scelta responsabile.

Intervista a cura di Roberto Nappi